Un focus sul ruolo dei FLAG guidati dal CLLD 

Approvato il Programma FEAMPA, inizia l’avventura del FLAG nella nuova programmazione 2021-2027.

In attesa di conoscere le novità e di immergerci nell’elaborazione della strategia vogliamo farvi conoscere quella che sta alla base di tutto il lavoro che ci guiderà da qui ai prossimi 7 anni: la progettazione partecipata, un dialogo costante con il territorio e i futuri beneficiari delle azioni, perché siano individuate sulla base dei loro effettivi desideri e bisogni e non calate dall’alto. 

La rubrica nasce nell’ambito dell’Azione 4.1 – Creazione di Circuiti Virtuosi del PO FEAMP 2014/2020 FLAG Nord Sardegna PdA 2014/2020 “Acquacoltura e Pesca Sostenibili nel Nord Sardegna” CUP: H23G17000670007.

Per farlo abbiamo “approfittato” del grande lavoro fatto da FAMENET, quando ancora si chiamava FARNET – rete europea di supporto ai FLAG – e l’abbiamo trasformato in una rubrica che giornalmente vi farà scoprire come lavorano i FLAG, da chi sono composti, l’importanza della partecipazione del territorio e dei portatori di interesse alla costruzione di una strategia efficace, la comunicazione, le risorse a disposizione del FLAG e tutti gli aspetti che fanno parte della nostra “ordinaria amministrazione”.

Sarà diviso in 8 capitoli:

  • Glossario
  • Introduzione
  • Animazione
  • Selezione progetti
  • Gestione e amministrazione
  • Comunicazione lavoro e risultati
  • Monitoraggio e adattamento
  • Risorse e competenze

 

Buon viaggio!

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Interessati i porti di Porto Torres e Golfo Aranci in territorio FLAG NS

È ufficialmente partita la fase di sperimentazione FLAGS che vede come capofila l’Università degli Studi di Cagliari, Dipartimento di Scienze della Vita e dell’Ambiente e come partner i 4 FLAG sardi.

Il progetto FLAGS – Fishing Litter and Abandoned Gears in Sardinia – ha come obiettivo generale quello di realizzare un sistema organico di strutture, procedure, attrezzature e incentivi destinato al miglioramento delle condizioni ambientali delle acque territoriali sarde attraverso il coinvolgimento dei pescatori nel processo di raccolta di rifiuti a mare e loro conferimento e trattamento.

Fondamentale nell’attività relativa al FLAG Nord Sardegna, l’uso dell’approccio CLLD, che il responsabile di Misura Danilo Spano ha impiegato nell’approccio partecipativo sul territorio, dimostrando che i principi cardine definiti per i FLAG da parte dell’Unione Europea possono essere applicati in situazioni differenti, in ambito FEAMP, con stakeholder e situazioni diverse.

Martedì 6 dicembre, in particolare, si sono svolti due incontri: a Golfo Aranci con la Cooperativa Figarolo, presente nel progetto con due barche che praticano lo strascico, e a Porto Torres con l’azienda RUM di Porto Torres e la Cooperativa La Posidonia di Castelsardo; si tratta degli armatori e delle imbarcazioni selezionate tramite avviso pubblico dell’Università di Cagliari. È stata fondamentale la collaborazione con l’Autorità portuale, con la quale sono state individuate le aree per i container in cui verranno conferiti i rifiuti pescati in mare. La fase sperimentale, oltre al conferimento, prevede la compilazione di un formulario da parte dei vari pescatori che descrive il tipo di rifiuto e le coordinate relative al luogo in cui sono state pescate, in modo da dare un’idea precisa del livello di inquinamento in mare, osservando la concentrazione di rifiuti in una determinata area.

Presente agli incontri a Porto Torres e Golfo Aranci anche CO.G.E.MA., la società incaricata della raccolta dei rifiuti che avverà, secondo le segnalazioni, ogni 7-10 giorni o a seconda delle necessità – è previsto infatti un servizio “a chiamata” per far fronte al caso di rifiuti problematici. A Porto Torres è stato messo a disposizione da parte dell’azienda RUM un magazzino in cui loro e la Cooperativa La Posidonia potranno fare i conferimenti.

Sottolineiamo, inoltre, che il progetto è contiguo a Strong Sea Life, in attività nell’area del Golfo dell’Asinara e del Mare di Fuori: uno si occupa di attrezzi da pesca dispersi in mare, individuati ed eventualmente inattivati o rimossi, l’altro di monitorare la quantità di rifiuti (compresi gli attrezzi da pesca dispersi) individuati nella normale attività di pesca. Il tutto in attesa delle Disposizioni Attuative collegate all’entrata in vigore della Legge c.d. Salvamare che dopo la trasformazione del pescatore da “produttore” a “conferitore” di rifiuti (particolare non trascurabile) dovrà ora disciplinare le modalità di raccolta e smaltimento, oltre alla gestione dei costi, dei rifiuti marini. In tal senso il progetto P.Ri.S.Ma.MED continua a presentarsi come aprirpista, con l’elaborazione delle linee guida e degli specifici manuali per la gestione dei rifiuti e degli scarti nei porti, a dimostrazione dell’utilità che i progetti si parlino tra loro, collaborando per il raggiungimento di obiettivi comuni. 

IL PROGETTO FLAGS IN BREVE

Il progetto si concentra sull’attività sperimentale di rimozione dal mare di rifiuti di varia natura, con particolare attenzione agli attrezzi da pesca dispersi e/o abbandonati, da parte di pescherecci selezionati tramite bando pubblico tra quelli che praticano la pesca demersale e la piccola pesca in Sardegna.

I porti coinvolti nella sperimentazione sono i seguenti:

Porto de La Caletta di Siniscola

Porto peschereccio di Cagliari

Porticciolo Turistico di Villasimius

Porto di Sant’Antioco

Porto di Calasetta

Porto Turistico della Marina di Torregrande

Porto di Golfo Aranci

Porto di Porto Torres

In ognuno di essi è stata svolta una indagine conoscitiva utile a comprendere l’attuale modello di gestione dei rifiuti e le tipologie di rifiuti smaltiti e a verificare la possibilità di posizionare piccole isole ecologiche dedicate alla sperimentazione prevista.

Il progetto prevede il coinvolgimento attivo dei pescatori, le cui imbarcazioni verranno fornite di contenitori e attrezzature adeguate alla raccolta e allo stoccaggio a bordo dei rifiuti.
Tra gli attori che prendono parte al progetto vi sono anche le imprese specializzate nello stoccaggio, nel trattamento e nell’eventuale riciclo del materiale raccolto.

DATI FINANZIARI DEL PROGETTO

Fondo di riferimento: FEAMP, Misura 1.40 – Protezione e ripristino della bio- diversità e degli ecosistemi marini e dei regimi di compensazione nell’ambito di attività di pesca sostenibili – Raccolta, da parte di pescatori, di rifiuti dal mare (attrezzi da pesca perduti e dei rifiuti marini) Art. 40, par. 1, lett. a) del Reg. (UE) n. 508/2014.

La sperimentazione dovrebbe concludersi nel mese di maggio del 2023.

Dietrofront della Regione rispetto al blocco imposto in estate per tutelare la risorsa

Ieri notte il Consiglio regionale ha approvato la legge Omnibus 2.

Nelle disposizioni che hanno come obiettivo il rilancio dell’isola troviamo anche delle novità sul tema del blocco della raccolta dei ricci, introdotta ad agosto.

Il dietrofront prevede la riapertura da oggi e fino ad aprile 2023 della raccolta, trasporto e commercializzazione del riccio di mare e dei prodotti derivati. Come riportato dalla nota stampa del Consiglio regionale:

Sull’ordine dei lavori il consigliere dei Progressisti Massimo Zedda ha ricordato che da stamattina si sta svolgendo sotto la sede del Consiglio una manifestazione dei pescatori e dei ricciai. A suo tempo, ha aggiunto, il provvedimento di blocco venne adottato sulla base di studi scientifici eppure, ha precisato, qualcuno ha promesso la riapertura dei fondali. A questo punto, ha concluso, è opportuno l’intervento dell’assessore dell’Agricoltura per fare chiarezza sul problema ed inoltre occorre sapere se la maggioranza ha una proposta.

Per quanto riguarda l’art.1 è stato approvato anche l’emendamento all’emendamento n.178 (Lancioni e più) collegato all’emendamento 108. La proposta prevede che, nelle more delle procedure di indennizzo per il fermo biologico, sono state autorizzate fino al 30 aprile 2023 (entro un massimo di 90 giornate lavorative) raccolta, trasporto e commercializzazione del riccio di mare e prodotti derivati.

Il commento del nostro presidente Benedetto Sechi:

“Non ritengo sia questa la strada per salvaguardare né la risorsa e neppure il lavoro dei ricciai. La strada da percorrere è la programmazione di norme per una pesca sostenibile che tuteli operatori e stock ittici”.

A Livorno l’evento “Strong Sea Life si tinge di labronico” organizzato da Ispra, capofila del progetto

Il 24 novembre si è tenuta la trasferta livornese del progetto Strong Sea Life nei locali dell’Acquario in piazza Mascagni.

Una mattinata intensa di presentazioni tecnico scientifiche molto interessanti dei ricercatori Ispra, capofila di progetto e dei vari partner a descrivere tutte le attività fatte fin qui nel lavoro di raccolta dati, monitoraggio e nell’attività di recupero vero e proprio in mare degli attrezzi da pesca abbandonati nelle acque del Golfo dell’Asinara e di Mare di Fuori. Proiettati anche alcuni video di interviste e riprese dei numerosi recuperi in mare. 

L’obiettivo della giornata è quello della presentazione delle attività fin qui svolte ma anche e soprattutto quello della replicabilità del progetto. È fondamentale che alla fine del progetto dopo aver raggiunto i risultati ci consentiranno di avere protocollo (valido in diverse aree) e linee guida. In particolare alcune zone della Toscana potrebbero essere adatte per replicare il progetto a protocollo consolidato. Parlando replicabilità di altri progetti che si occupano di inquinamento dei mari, ma anche recupero e riciclo di attrezzi dispersi è stato citato anche il nostro P.Ri.S.Ma-Med.

È intervenuto durante la conferenza anche Gabriele Sanna di Agris Sardegna, il quale ha sottolineato il rapporto di fiducia che si è creato con i pescatori grazie al supporto del FLAG, che è stato coinvolto proprio dall’agenzia della Regione Sardegna, partner del progetto, per attività di progetto legate alla gestione dei rapporti con le marinerie e i pescatori, volte alla creazione di fiducia e alla partecipazione attiva di questi ultimi alle varie fasi, potendo contare sulle competenze sviluppate in questi anni e messe in campo dal FLAG, anello di congiunzione tra istituzioni e territorio (e in questo caso i pescatori dell’area del Golfo dell’Asinara e del Mare di Fuori). 

Al termine dei lavori della mattinata c’è stato anche l’intervento del nostro presidente Benedetto Sechi che ha ribadito quanto l’obiettivo comune abbia fatto sì che nascesse questo progetto così importante che ha coinvolto istituzioni e pescatori. La questione degli attrezzi dispersi che creano inquinamento nelle acque è un tema centrale nelle strategie del FLAG.

Dopo aver fatto una breve panoramica sul FLAG e la composizione del suo partenariato, il presidente ha sottolineato l’importanza delle imprese di pesca, cuore pulsante dell’agenzia. E proprio partendo da quelle ha voluto evidenziare che “la perdita di un attrezzo non accade mai in maniera volontaria da parte del pescatore, perché l’attrezzo ha un valore economico importante, essendo costruito dal lui stesso. La perdita anche solo di un attrezzo rappresenta un problema perché può fermarne l’attività. Ogni pescatore ha i suoi attrezzi  – che sono anche facilmente riconoscibili – e se li ripara nei periodi in cui non pesca”. Vengono mostrate le immagini del pescatore di Porto Torres Pinuccio Iacomini che sistema le sue nasse, che hanno una forma rettangolare e non circolare, il che evita che l’attrezzo possa rotolare se disperso in mare e fare danni sul fondale.

A noi perché questo progetto interessa? Perché abbiamo impostato la strategia di sviluppo locale sulla pesca sostenibile e per raggiungere questo obiettivo serve un pescatore consapevole, ciò significa che va coinvolto. Lo si può fare in tanti modi, anche individuando materiali biodegradabili da utilizzare o facendogli scoprire sistemi più innovativi per pescare o costruire gli attrezzi. A questo proposito il 7 dicembre è in programma un workshop sugli attrezzi da pesca organizzato da FAMENET, la rete europea di supporto ai FLAG“. 

Considerando che gli attrezzi sono aumentati, ma sono diminuiti i pescatori per via di aumenti legati al gasolio e altri costi e al contempo è aumentato lo sforzo di pesca, il problema va risolto nella sua complessità, non intervenendo sull’attrezzo ma sull’intera filiera, aumentando il valore aggiunto della piccola pesca e riducendone lo sforzo, anche diversificando in attività legate al turismo. Le strategie vanno fatte così“.

In chiusura, una citazione di John Sheed:

“Una nave ormeggiata in un porto è al sicuro, ma non è per questo che le navi sono state costruite”.

Le barche devono andare in mare. Ci sono quelle che lavorano per salvare vite in mare e questo viene addirittura messo in discussione negli ultimi tempi, oppure che escono per pescare. Devono lasciare il porto, magari facendolo in modo consapevole, considerato che l’ambiente non è una risorsa inesauribile“.

 

 

Proposta della Commissione europea al Consiglio, Palamento, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni

L’Europa vuole puntare sulle alghe.

La situazione mondiale tra l’aggressione militare della Russia all’Ucraina e tutte le conseguenze che sta avendo dal punto di vista dell’approvvigionamento energetico e di materie prime, e lo sovrasfruttamento delle risorse, le pressioni ambientali, i cambiamenti climatici impongono un cambio di rotta e un approccio diverso ai sistemi alimentri ed economici.

La relazione “Food from the Oceans” elaborata dal meccanismo di consulenza scientifica ad alto livello della Commissione europea indica le alghe marine come potenzialmente in grado di soddisfare la domanda prevista di oltre 100 milioni di tonnellate di biomassa aggiuntiva per l’alimentazione umana nei prossimi vent’anni. La produzione e la trasformazione delle alghe e di altre nuove risorse marine (biomassa) possono contribuire a fornire alimenti e mangimi sostenibili, nonché prodotti farmaceutici e nutraceutici, biostimolanti vegetali, imballaggi di origine biologica, cosmetici e altri prodotti non alimentari.

 La comunicazione propone 23 azioni volte a creare opportunità affinché l’industria delle alghe possa trasformarsi in un settore forte, sostenibile e rigenerativo, in grado di soddisfare la crescente domanda dell’UE.

1) sviluppare, a partire dal 2023 e in stretta collaborazione con i portatori di interessi pertinenti, una nuova serie di strumenti per i produttori di alghe; 

2) collaborare con gli Stati membri per facilitare l’accesso allo spazio marino, individuare i siti ottimali per la coltivazione delle alghe marine e inserire l’alghicoltura marina e il multiuso dello spazio marino nei piani di gestione dello spazio marittimo;

3) elaborare, entro la fine del 2026, insieme al Comitato europeo di normazione (CEN), metodi standard di prova, quantificazione ed estrazione degli ingredienti e dei contaminanti algali; 

4) definire insieme al CEN, entro la fine del 2026, norme sui biocarburanti ricavati dalle alghe e una metodologia di certificazione per i prodotti a base di questo tipo di biocarburanti da utilizzare in vari settori di trasporto, in particolare nel trasporto pesante su strada, aereo e marittimo;

5) valutare, a partire dal 2023, il potenziale di mercato, l’efficienza e la sicurezza dei materiali a base di alghe in caso di utilizzo nei fertilizzanti e la necessità di modificare il regolamento (UE) 2019/1009 sui prodotti fertilizzanti dell’UE al fine di includervi i materiali a base di alghe. 

6) studiare il mercato delle alghe e proporre, a partire dal 2023 e insieme all’industria delle alghe, meccanismi di stimolo al mercato allo scopo di sostenere e promuovere il trasferimento di tecnologia dalla ricerca al mercato;

7) definire, entro la fine del 2024 e sulla base delle buone prassi, degli indicatori riguardanti i mangimi e di altre informazioni pertinenti, orientamenti specifici miranti a promuovere la sostituzione dei mangimi a base di pesce con mangimi a base di alghe;

8) collaborare con l’industria delle alghe e gli Stati membri al fine di: 

A. individuare alternative valide e sicure all’uso di nutrienti e CO2 provenienti da varie fonti per la coltivazione di microalghe e la certificazione biologica; 

B. promuovere l’estrazione dei nutrienti dalla biomassa algale; 

C. sostenere la valutazione dell’impatto ambientale e climatico della coltivazione e della produzione di alghe sul ciclo di vita, prendendo in considerazione lo sviluppo di indicatori e metodologie di monitoraggio per misurare l’impatto ambientale e la sostenibilità della coltivazione di alghe marine; 

9) finanziare, nel periodo 2023/2024, uno o più progetti pilota a sostegno del riorientamento del percorso professionale dei pescatori dalla pesca alla maricoltura rigenerativa;

10) ampliare il sostegno mirato alle PMI e ai progetti innovativi nel settore delle alghe grazie alle attività di maggior respiro previste dalla piattaforma BlueInvest; 

11) agevolare, a partire dal 2023, la cooperazione tra i bacini marittimi e tra le macroregioni promuovendo partenariati interregionali innovativi (ad esempio, sulla bioeconomia blu, essenzialmente mirata alle alghe), attraverso strategie di specializzazione intelligente e la piattaforma dell’economia blu sostenibile 3S.

12) includere le conoscenze del settore delle alghe nel meccanismo di assistenza per l’acquacoltura dell’UE entro la fine del 2023; 

13) condurre, entro la fine del 2025 e in collaborazione con i portatori di interessi, uno studio mirante ad approfondire la conoscenza delle opportunità di mitigazione dei cambiamenti climatici offerte dalle alghe marine e del ruolo di queste ultime come pozzi di assorbimento del carbonio blu; 

14) valutare, entro la fine del 2025 e in collaborazione con ricercatori ed esponenti del mondo accademico, le opzioni strategiche a livello dell’UE riguardanti la conservazione della biodiversità delle alghe marine, mantenendo e documentando le varietà di alghe marine europee in una rete di biobanche centralizzata o in una banca dati;

15) avviare, a partire dal 2023 e previo parere dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare, discussioni sulla definizione dei livelli massimi di contaminanti e di iodio nelle alghee/o sull’adozione di una nuova raccomandazione di monitoraggio per le specie di alghe per le quali non sono disponibili dati sufficienti quanto alla presenza di contaminanti, al fine di consentire la definizione di livelli massimi; 

16) studiare, a partire dal 2023 e in collaborazione con gli Stati membri, i programmi di monitoraggio esistenti e i dati disponibili sulla raccolta di alghe marine selvatiche e di alghe depositate a riva sulle coste dell’UE. 

17) sostenere, attraverso Orizzonte Europa e altri programmi di ricerca dell’UE, lo sviluppo di sistemi innovativi e perfezionati di trattamento delle alghe e di nuovi metodi di produzione di composti di alto valore tradizionalmente ottenuti dalle alghe (ad esempio, bioraffinerie, fermentazione di precisione, sistemi acellulari), lavorando le alghe per realizzare prodotti circolari di origine biologica destinati a molteplici applicazioni;

18) sostenere, insieme agli Stati membri e, attraverso Orizzonte Europa e altri programmi di ricerca dell’UE, lo sviluppo di sistemi (acquacoltura multi-tropica integrata (IMTA), multiuso dello spazio marino, coltivazione in mare aperto, fotobioreattori, coltivazione idroponica di alghe, ecc.) o di metodi (ad esempio, maricoltura cellulare e macroalghe in vasche) di alghicoltura migliori e incrementabili per poter affrontare i limiti tecnici degli attuali sistemi di produzione di macroalghe e microalghe;

19) affrontare le sfide tecnologiche e sistemiche specifiche dei biocarburanti ricavati dalle alghe e individuare misure per la loro diffusione sul mercato nel contesto di Orizzonte Europa.

20) preparare, a partire dal 2023, una panoramica sulla disponibilità di dati relativi alle alghe (ad esempio, sulla produzione, sull’occupazione, sul fatturato e su altri aspetti socioeconomici) e formulare una raccomandazione sulla centralizzazione delle fonti di tali dati.

21) promuovere, a partire dal 2023, la sensibilizzazione dei consumatori attraverso:

A. un’analisi dei comportamenti e delle preferenze dei consumatori per quanto riguarda la percezione dei prodotti a base di alghe;

B. l’avvio di una o più campagne di comunicazione a livello europeo e/o, se del caso, regionale o locale, basate su dati concreti, per promuovere la varietà di applicazioni e i vantaggi dei prodotti a base di alghe; 

22) elevare il profilo di sostenibilità dei prodotti a base di alghe nel quadro dell’UE per l’etichettatura di sostenibilità dei prodotti alimentari, anche in riferimento alle norme di commercializzazione per i prodotti della pesca e dell’acquacoltura e alle iniziative riguardanti gli appalti pubblici verdi previste nell’ambito della strategia ”Dal produttore al consumatore”;

23) promuovere, a partire dal 2023 e insieme alla piattaforma EU4Ocean e agli Stati membri, azioni di sensibilizzazione per le scuole e le università sulla bioeconomia blu e sulle soluzioni innovative per un’acquacoltura rigenerativa.

 

Qui si può trovare il documento integrale.

Nella mattinata del 10 novembre si è svolto online un incontro tra FLAG, Rete Nazionale dei FLAG, regioni e FAMENET con l’intervento della DG Mare e un focus sulla priorità 3

Il FEAMPA è stato approvato ufficialmente il 3 novembre 2022. Ora i FLAG (che in questa nuova programmazione si chiameranno nei documenti ufficiali GAL della pesca, pur senza modificare il loro nome, come si può leggere più avanti) hanno un anno di tempo per riorganizzarsi (il numero passerà da 53 a circa 30) e imbastire la propria strategia.

Nell’incontro organizzato da FAMENET (che ha sostanzialmente preso il posto di FARNET) alla presenza di Andrea Lanza della DG Mare è stato fatto un focus sulla Priorità 3: “Consentire la crescita di un’economia blu sostenibile nelle aree costiere, insulari e interne e promuovere lo sviluppo delle comunità di pesca e acquacoltura”.

Oltre al nuovo nome delle agenzie, si passa a Programma (non più Programma Operativo) FEAMPA e a una dotazione minima di 3.000.000€ a FLAG.

L’Obiettivo Specifico 3.1 parla di “Incrementare lo sviluppo delle comunità di pesca attraverso la definizione, l’implementazione e il networking delle Strategie di sviluppo locale di tipo partecipativo (CLLD)“.

A proposito delle strategie di sviluppo locale di tipo partecipativo faremo un focus sui nostri canali social per approfondire il CLLD, spiegare i concetti chiave che hanno guidato e guideranno il lavoro del FLAG, sulla base delle linee guide europee. Questo momento sarà seguito, non appena entreremo nella prima fase, quella preparatoria, da incontri e seminari con i soci FLAG per la fase propedeutica alla strategia, momento fondamentale che deve essere il più possibile partecipato, visto che definirà la strategia delle azioni fino al 2027.

Il Piano di Azione avrà 7 direttrici:

  • Sviluppo dei settori dell’economia blu
  • Supporto ai sistemi agroalimentari e alle filiere sostenibili
  • Mitigazione e adattameto ai cambiamenti climatici
  • Salvaguardia delle risorse acquatiche e della biodiversità
  • Turismo sostenibile/eco-turismo
  • Innovazione e ricerca
  • Ricambio generazionale, imprenditorialità, formazione, diversificazione delle attività.

Il lavoro dei FLAG verrà sostenuto dalla Rete Nazionale GAL con supporto, assistenza e organizzazione di seminari.

Dopo il focus sulla Priorità 3 c’è stato un giro di tavolo con osservazioni e criticità emerse da FLAG e regioni.

I nodi sono rappresentati dal numero complessivo dei FLAG che verrà dimezzato, una riduzione che porterà via tempo importante da dedicare alle strategie. 

Emerge la necessità di cercare nuove strade, di digitalizzarsi sempre di più per sfruttare le potenzialità emerse durante la crisi pandemica. Una proposta, fatta da Mirvana Feletti, Funzionaria responsabile Regione Liguria, è quella di creare una piattaforma web per mettere in comunicazioni le azioni, le buone pratiche e le procedure al fine di rendere davvero performanti le azioni, perché da soli è difficile ma il lavoro messo a disposizione di tutti può fare la differenza.

Il nostro direttore Michele Angius è intervenuto per sottolineare quanto possa essere confusionario utilizzare una nomenclatura che va a confondersi con quella dei GAL che operano sul territorio e con i quali si vuole lavorare sempre di più per integrare aree costiere e rurali per fare sviluppo locale con ricadute effettive. Ha proseguito, poi, facendo emergere la peculiarità del territorio sardo che con i suoi 1897km di costa è il più vasto d’Italia, di cui 831 di sola competenza del nostro FLAG con una riduzione del numero dei FLAG potrebbe far risultare dispersiva l’attuazione delle strategie. Ancora, ha chiesto delucidazioni in merito ai rapporti con le AMP visto che nel Programma tra le attività dei FLAG si parla di “cogestione” senza ulteriori chiarimenti o specifiche.

FAMENET e DG Mare hanno in parte risposto alle questioni dirimendo la faccenda del nome e spiegando che si tratta solo di un nome ufficiale da usare nei documenti che non comporta una modifica del nome dei vari FLAG.

Per quanto riguarda il numero di FLAG ci sono degli indicatori territoriali specifici per avere idea dei requisiti da rispettare: 

  • Popolazione di 50.000 abitanti
  • Almeno una marineria o approdo a Comune costiero
  • Una percentuale di occupati nella blue economy

Per quanto riguarda le AMP sarà necessario prendere contatti con l’Autorità di Gestione per capire le linee guida da adottare.

987,2 milioni di euro per l’Italia

Approvato dalla Commissione europea il Programma Operativo FEAMPA per l’Italia. A disposizione 987,2 milioni di euro per il periodo 2021/2027.

Il 49,8% della dotazione del programma sarà dedicato alla pesca sostenibile, il 32,8% sarà investito nell’acquacoltura sostenibile e nella trasformazione e nella commercializzazione, il 10% sarà dedicato all’economia blu sostenibile nelle regioni costiere, insulari e interne e l’1,4% sarà investito nel rafforzamento della governance oceanica internazionale, il tutto contribuendo agli obiettivi ambientali e climatici dell’UE.

Il programma sosterrà, tra l’altro:

  • Pesca sostenibile: investimenti per conformarsi all’obbligo di sbarco (poiché alcune catture non possono essere scartate in mare); politiche di conservazione; riduzione della sovraccapacità di alcuni segmenti della flotta; controllo della pesca e raccolta di dati; investimenti nei pescherecci per migliorare la sicurezza, la salute, l’igiene, le condizioni di lavoro; efficienza energetica e la decarbonizzazione nella pesca.
  • Acquacoltura sostenibile: investimenti in progetti di acquacoltura sostenibile e per la diversificazione delle specie di acquacoltura d’allevamento; efficienza energetica e decarbonizzazione nell’acquacoltura e nella trasformazione dei prodotti ittici.
  • Economia blu sostenibile (cioè attività economiche legate ai mari e agli oceani): sviluppo delle zone costiere e insulari attraverso i gruppi di azione locale (ALP).
  • Governance oceanica internazionale: conoscenza marina, sorveglianza marittima e cooperazione tra le guardie costiere.

Il programma sosterrà la resilienza dei settori della pesca e dell’acquacoltura, anche attraverso un contributo finanziario per diversificare la produzione o utilizzando sistemi di compensazione per sostenere i settori della Blue Economy da crisi future.

Sosterrà la transizione verde del settore con investimenti volti a migliorare la selettività degli attrezzi, la decarbonizzazione, l’efficienza energetica e la sostituzione dei motori.

La transizione digitale nella pesca,nell’acquacoltura e nella trasformazione in Italia rappresenta elemento chiave del programma: comprende una vasta gamma di soluzioni innovative, dai mezzi di controllo e raccolta dei dati sulla pesca alle nuove tecnologie informatiche applicate alla produzione di acquacoltura.

Il sostegno finanziario contribuirà anche a sviluppare e stabilire aree marine protette e a combattere il problema dei rifiuti in mare. Il programma rafforzerà le azioni ambientali intraprese nell’ambito del quadro d’azione prioritario italiano di Natura 2000: monitoraggio degli habitat e delle specie marine e marittime e promozione delle conoscenze scientifiche.

Il programma FEAMPA beneficia di una buona collaborazione tra la Commissione europea, le autorità nazionali di gestione e i partner locali. Sosterrà le strategie di sviluppo locale (CLLD) guidate dalla comunità, un approccio dal basso verso l’alto allo sviluppo delle politiche che incoraggia le popolazioni locali a formare un gruppo di azione locale e a partecipare.

Prossimamente sul tema CLLD, progettazione partecipata e coinvolgimento delle comunità nella formazione delle strategie faremo un approfondimento, quindi restate aggiornati!

Per maggiori informazioni sul FEAMPA

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L’intervento del nostro presidente Benedetto Sechi

Si è svolta questa mattina a Sassari presso la sede della Provincia in Piazza d’Italia la conferenza di presentazione del progetto RESET – Rete tErritoriale di Sviluppo e spErimentazione Turistica.

Il progetto, finanziato nell’ambito del POR FESR Sardegna 2014-2020 Asse I Ricerca Scientifica, Sviluppo Tecnologico e Innovazione- Azione 1.2.2, ha come obiettivo generale quello di supportare l’organizzazione operativa del sistema turistico territoriale attraverso l’attivazione di una piattaforma di collaborazione sovracomunale e multidisciplinare finalizzata alla sperimentazione e allo sviluppo di modelli di governance e piani di sviluppo basati sull’innovazione aperta e sociale.

L’intervento del nostro presidente Benedetto Sechi: “Ringraziamo la Provincia per averci voluto coinvolgere. Che c’entriamo noi con tutto questo? La settimana scorsa l’Unione Europea ha approvato il piano operativo di pesca, acquacoltura ma non solo, anche della Blue Economy. I FLAG dentro il PO si dovranno occupare di sviluppo costiero e pesca sostenibile, ciò significa che le imprese devono diversificare. Le imprese sono in grande sofferenza in questo momento e la soluzione può essere trovata pensando a nuovi prodotti, anche turistici. Laddove abbiamo sperimentato questo ci sono stati buoni risultati: le imprese hanno mantenuto in piedi un reddito che fosse per l’impresa o per il singolo pescatore. La soluzione non è dare assistenzialismo alle imprese o aumentare lo sforzo di pesca, conosciamo bene la situazione di sofferenza degli stock ittici. La soluzione in un territorio come il nostro, con al suo interno 5 AMP, 2 Parchi Nazionali e diverse zone di pregio, va fatta sperimentando nuove forme di diversificazione come la trasformazione del prodotto, l’ittiturismo, il pescaturismo, settori con grandi potenzialità – conclude – il nostro impegno andrà in questa direzione“.

 

Di seguito tutti i soggetti coinvolti:

Capofila: Provincia di Sassari

Partner: Camera di Commercio IAA di Sassari

Università di Sassari

Rete metropolitana nord Sardegna

FLAG Nord Sardegna

Parco Naturale Regionale di Porto Conte

Parco Nazionale dell’Asinara – Area Marina Protetta

GAL Logudoro Goceano

GAL Anglona

Unione dei Comuni del Coros

 

Terminerà a luglio 2023 e ha come dotazione finanziaria 199.895,00 €.

Per saperne di più ecco la scheda sul progetto RESET.

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Proseguono gli incontri che ci vedono partecipi con il presidente Benedetto Sechi al Gruppo Mare che Unisce nato in seguito alla firma della Convenzione dei Diritti nel Mediterraneo coordinati da Rosario Musmeci.

Qui l’incontro registrato 

Proseguono gli incontri online dei gruppi di lavoro nati con la Convenzione dei diritti nel Mediterraneo

Il gruppo sta lavorando in questa fase per individuare temi sui quali incardinare progetti e partenariati. Si stanno prendendo contatti con le autorità di gestione dei fondi comunitari dedicati, tra cui il programma ENI CBC per il quale è AdG la Regione Sardegna.

Nell’ultima riunione sono stati toccati tanti temi come la mancanza di una declinazione unitaria e autonoma del “continente mediterraneo”, delle minacce e delle opportunità che si aggiungono: cambiamenti climatici e una nuova ondata di instabilità politica.

Si sono tracciate piste per un itinerario di lavoro:

Condividere, connettere, promuovere iniziative che partendo dai bisogni delle Persone e dalle Comunità (con le loro tradizioni e la loro storia le loro economie dominanti (Milieu) favoriscano il superamento delle criticità rilevate ed uno sviluppo sociale ed economico equo, coeso, giusto attraverso la sperimentazione di modelli e buone pratiche che si sono rilevati efficaci in contesti simili.

Alcune parole chiave:

Accessibilità, connessione, cooperazione, sostenibilità globale, rigenerazione, innovazione, formazione e riqualificazione professionale, continuità territoriale, sicurezza, piena occupazione, servizi corrispondenti al soddisfacimento dei diritti universali, …

Trasferire buone pratiche (valorizzare esperienze relazionali, sociali ed economiche che si sono rivelate positive)

Innovare (ricerca/innovazione) sperimentare pratiche/processi innovativi rispettando le culture dei luoghi (Milieu), Sviluppo autocentrato (cit. distretto turistico)

Attenzione alle nuove generazioni e alle donne, accessibilità e trasporti, commercio di prossimità.

Largo spazio alla pesca e più in generale all’economia del mare e tutto ciò che c’è al suo interno dalla filiera ittica al turismo (ampio spazio a quello itinerante), al trasporto passeggeri e merci, attività sportie e ricreative, tutela ambientale, ricerca, cantieristica e produzione energia.

Pian piano i temi e i punti principali emergono e verranno tradotti in un programma di lavoro con obiettivi generali e specifici, modalità operative e attori da coinvolgere e procedure utilizzabili.

 

La prossima riunione si terrà, sempre da remoto, il giorno 31 ottobre e come sempre vedrà la partecipazione dei componenti di diversi paesi: Italia, marocco, Tunisia, Malta, Grecia, Albania.