Mediterraneo e pesca: gestione condivisa, innovazione e tutela delle risorse al centro del confronto promosso dall’Università di Cagliari
La necessità di una governance sempre più condivisa del comparto, la tutela delle risorse ittiche, il ricambio generazionale, la multifunzionalità delle imprese di pesca e il ruolo della ricerca nell’innovazione sono stati alcuni dei temi al centro della tavola rotonda “Mediterraneo e pesca: tra gestione e innovazione”, ospitata il 25 giugno all’Università degli Studi di Cagliari nell’ambito del convegno “Mediterraneo e pesca: temi e sfide interdisciplinari”.
Presieduto dal professor Massimo Deiana, il confronto ha riunito rappresentanti delle istituzioni, del mondo della ricerca, delle amministrazioni locali e delle organizzazioni del settore, offrendo un’occasione di riflessione sulle principali sfide che interessano la pesca nel Mediterraneo.
Tra i temi affrontati dall’assessore regionale dell’Agricoltura e Riforma Agro-pastorale, Francesco Agus, il futuro economico del comparto e la necessità di renderlo più attrattivo per le nuove generazioni. Agus ha evidenziato come l’innovazione produca risultati concreti quando nasce dalla collaborazione tra ricerca e operatori della pesca, richiamando alcune esperienze sviluppate in Sardegna insieme ad AGRIS e IMC. Secondo l’assessore, oggi non è più sufficiente sostenere il settore attraverso gli indennizzi: occorre costruire modelli capaci di garantire redditività, valorizzare il prodotto e rafforzare la competitività delle imprese, anche attraverso la trasformazione e l’aggregazione.
Il presidente del FLAG, Benedetto Sechi, ha fatto un intervento (trovate il link nella pagina) e ha posto l’attenzione sul ruolo delle Aree Marine Protette come laboratori di sperimentazione e gestione partecipata. In Sardegna, ha ricordato, molte AMP sono nate grazie alla collaborazione con il mondo della pesca e oggi rappresentano strumenti di tutela riconosciuti dagli stessi pescatori. Da qui la proposta di metterle maggiormente in rete, armonizzando i regolamenti e rafforzando il coinvolgimento diretto degli operatori, oggi esclusi dai consigli direttivi.
Sechi ha inoltre rilanciato il tema della multifunzionalità delle imprese di pesca, illustrando la richiesta avanzata al Ministero per aggiornare una normativa risalente al 1981 che limita le attività praticabili sulle imbarcazioni. Tra le possibili nuove funzioni figurano il recupero delle reti fantasma, il monitoraggio ambientale con ROV, il supporto alla ricerca scientifica, il campionamento, le attività antinquinamento, i servizi portuali e altri servizi nautici. Un’evoluzione che consentirebbe di valorizzare le competenze dei pescatori e offrire nuove opportunità economiche senza snaturare la loro attività principale.
Nel corso del dibattito è stato affrontato anche il tema della gestione sostenibile delle risorse ittiche. È stato ribadito come strumenti quali i fermi biologici, accompagnati da adeguati indennizzi, rappresentino una misura indispensabile per consentire il ripopolamento delle specie più vulnerabili, come il riccio di mare. In questa prospettiva sono stati richiamati anche i Piani Locali di Gestione, fondati su basi scientifiche e orientati a programmare in modo razionale lo sfruttamento delle risorse, sul modello già sperimentato per l’aragosta.
Tra le criticità evidenziate figura anche il contesto normativo europeo che disciplina la pesca nel Mediterraneo occidentale, con particolare riferimento alle aree GSA 9, 10 e 11 della zona WestMed, dove la flotta italiana è soggetta a limitazioni sulle giornate di pesca, mentre persistono difficoltà nel garantire il rispetto uniforme delle regole da parte delle diverse marinerie operanti nel bacino.
Il coordinatore dell’area pesca di Confcooperative Sardegna, Renato Murgia, ha fatto una panoramica sul numero degli addetti del settore pesca che arrivano a circa 11.000 unità, con una flotta di circa 1300 imbarcazioni, tantissime ormai non più a norma per cui servirebbe un intervento della Regione. Ha affrontato i temi della chiusura della pesca per le specie a rischio che fa sì, come nel caso dell’aragosta che poi si diventi i principali produttori perché il fermo funziona a dovere. Affrontato poi il sistema delle quote per la pesca del tonno e degli indennizzi alle cooperative per le servitù militari, tema affrontato nel secondo giorno di convegno.
Rosario Musmeci, referente regionale della Convenzione dei diritti nel Mediterraneo, ha sottolineato la necessità di costruire un piano strategico generale capace di accompagnare la trasformazione in atto nel settore, attraverso una governance coordinata tra i diversi livelli istituzionali. Una programmazione di lungo periodo che tenga conto dei cambiamenti economici, ambientali e geopolitici che interessano il Mediterraneo e che consenta di preservare la presenza produttiva della pesca nelle comunità costiere.
Nel corso degli interventi è emerso anche il tema del ricambio generazionale. Il sindaco di Carloforte, Stefano Rombi, ha richiamato il rischio concreto che, senza condizioni economiche adeguate, mestieri storici possano scomparire con l’uscita di scena delle ultime generazioni di pescatori, evidenziando la difficoltà di attrarre i giovani verso la professione.
Prezioso il contributo della sindaca di Stintino e vicepresidentessa del FLAG, Rita Vallebella, che ha portato la testimonianza del suo comune, presentando le criticità, il destino di una professione che senza ricambio generazionale rischia di scomparire, soppiantata da attività turistiche più redditizie e qualche proposta sulle aree umide del territorio.
La presenza del sindaco di Cabras, Andrea Abis, ha portato il punto di vista di un altro territorio ricco di zone umide, biodiversità, allevamenti e pesca.
A chiudere il confronto è stato Giovanni Sistu, professore di Geografia politica ed economica dell’Università di Cagliari, che ha ricordato la figura di Fabrizio Selenu, pioniere dell’innovazione, richiamando la necessità di saper interpretare il cambiamento e costruire nuove prospettive per il settore, attraverso una visione condivisa tra ricerca, istituzioni e operatori della pesca.
La seconda giornata del convegno ha approfondito il rapporto tra tutela delle risorse marine, quadro normativo internazionale e impatto delle attività militari sulle comunità della pesca.
Gli interventi della sessione hanno ripercorso l’evoluzione storica e giuridica della pesca nel Mediterraneo, affrontando temi quali la ricerca della sostenibilità, la protezione di specie particolarmente vulnerabili come il riccio di mare e il corallo rosso, e il progressivo sviluppo degli strumenti normativi dedicati alla conservazione delle risorse.
Particolare attenzione è stata dedicata al rapporto tra pesca e servitù militari in Sardegna. Nel corso della discussione è stato ricostruito il percorso storico che ha portato all’introduzione degli indennizzi destinati ai pescatori impossibilitati a operare durante le attività nei poligoni militari. Tali compensazioni sono state presentate come il risultato delle rivendicazioni portate avanti dalle marinerie, in particolare nell’area di Teulada, per ottenere il riconoscimento del danno economico derivante dalle limitazioni all’attività di pesca.
Nel dibattito è stato evidenziato come, nel tempo, questi indennizzi abbiano assunto un peso rilevante nell’economia di alcuni territori, fino a integrare il reddito di molte imprese di pesca, con il rischio di generare dinamiche di dipendenza economica. È stato inoltre osservato come strumenti analoghi siano presenti anche in altri Paesi del Mediterraneo, sebbene spesso inseriti all’interno di misure dedicate alla tutela della biodiversità, alla protezione dei cetacei o alla gestione delle aree marine protette.
Spazio all’intervento del nostro presidente Sechi che ha sottolineato quanto gli indennizzi possano incidere e spesso danneggiare le cooperative se non utilizzati come integrazione al reddito ma come unica fonte di sussistenza e ricordando il caso del peschereccio affondato da un sommergibile nel golfo dell’Asinara nel 1943 come esempio di convivenza non riuscita tra mondo della pesca e mondo militare.